Il counseling
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In una società multiforme come la nostra si sono aggiunte a quelle già esistenti nuove figure professionali e una di queste è il counselor.
La sua attività consiste nel migliorare i processi di comunicazione e le dinamiche interpersonali nelle comunità come ad esempio la scuola.
Spesso è lo stesso insegnante che esercita questa attività aggiungendo alle sue competenze professionali il lavoro costante di mediazione e interpretazione dei messaggi che gli adolescenti inviano inconsapevolmente al mondo degli adulti.
Il counseling nasce negli Stati Uniti nei primi anni del novecento in un ambito di ridefinizione ed orientamento professionale rivolta ai soldati che dopo la guerra avevano perduto punti di riferimento con la realtà lavorativa.
In seguito il counseling venne esteso e applicato a vari sistemi organizzativi e sociali come la famiglia, la scuola, il lavoro e società assistenziali di vario indirizzo.
A differenza dello psicologo o degli specialisti che curano i disturbi mentali, il counselor non esercita consulenza psicologica, non prescrive farmaci né rimedi di alcun genere, egli è letteralmente un “consigliere” che aiuta e sostiene le persone che si trovano in situazioni critiche e coinvolgenti dal punto di vista emotivo.
E’ chiaro che non ci si può improvvisare counselor perché è necessario seguire corsi di formazione specifici della durata di tre anni.
In Italia esiste una associazione scientifica e professionale nata nel 1993 ( S.I.Co.) che riunisce le organizzazioni che si occupano di questa attività. Avere nelle comunità scolastiche la figura del counselor migliorerebbe sicuramente l’organizzazione e la funzionalità dell’istituzione, fornendo sostegno e orientamento nelle relazioni interpersonali e progettuali.
Il counseling educativo potrebbe essere uno strumento efficace per la costruzione di una comunicazione di qualità.
» Postato da Laura Alberico
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