Crescere alla “luce” della violenza

Dai campi incolti prima o poi vengono estirpate le erbe infestanti che rendono il terreno arido e abbandonato.
E’ la cura che può cambiare un panorama intricato e scomposto in un paesaggio vitale e appagante per gli occhi desiderosi di ristabilire il contatto empatico con l’ambiente.
L’aria che respiriamo è inquinata e non solo da elementi chimici ben conosciuti ma da veleni sotterranei che con il tempo hanno perduto una precisa definizione.
Sono i fattori inquinanti di una società cosiddetta civile e progredita che, accanto alle conquiste tecnologiche raffinate ha generato e alimentato nel tempo un costante e persistente senso di inadeguatezza e impotenza di fronte al dilagare della violenza.
Una violenza così manifesta e permeabile che riesce ad etichettare ogni tipo di rapporto umano e sociale.
Ci meravigliamo sempre meno di ciò a cui assistiamo perché la violenza è diventata ormai un’arma gratuita e semplice da gestire, un pane quotidiano che diventa erba infestante e difficile da eliminare in ogni contesto, dalle relazioni familiari sempre più fragili alle dinamiche delle organizzazioni sociali più complesse e articolate ( scuola, lavoro, politica).
Si può curare il proprio orticello ma non lo si può difendere dall’incuria dei vicini confinanti se questi decidono di abbandonare e mandare in rovina la loro proprietà.
L’isola felice esiste se la vita concede in cambio la possibilità di riscoprire il valore intrinseco delle cose, quell’istinto sano di discernere tra il bene e il male, il giusto e il suo contrario.
Manca l’ombra che, con pudore, copre gli eccessi verbali e fisici.
Purtroppo cresciamo alla “luce” accecante della violenza e questo non può che deteriorare progressivamente l’equilibrio sociale che nasce dal rispetto, dalla collaborazione e dalla condivisione di scelte utili per l’intera comunità.
» Postato da Laura Alberico-------------------------------------------------------------------------------------------
