Ansia sociale
In termini semplici ma significativi già nel V sec. Ippocrate descriveva persone affette da quella che oggi chiamiamo “ansia sociale”, cioè soggetti che hanno paura di stare con gli altri, di essere guardati e giudicati.
Negli Stati Uniti la fobia sociale viene classificata come patologia e inserita come malattia nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.
Le fasi di adattamento al mondo esterno determinano nella crescita del bambino periodi diversi in cui la reattività nei confronti di estranei risulta più o meno evidente.
Tuttavia mentre anni fa l’isolamento adolescenziale era una scelta finalizzata allo studio per il raggiungimento di buoni voti, oggi i ragazzi sono dipendenti da internet e sostituiscono i rapporti sociali con il mondo virtuale.
Questo fenomeno nato in Giappone viene definito hikikomori (adolescenti in clausura); l’isolamento crea una sensazione rassicurante e non coinvolgente perché tende ad abbassare l’ansia dovuta alla necessità di mettersi in discussione direttamente con i propri simili.
La terapia comportamentale offre concrete possibilità di superare l’ansia sociale che può anche peggiorare diventando fobia o mania di persecuzione.
Si tratta di un “rimedio omeopatico” e in qualche modo paradossale perché vengono proposte situazioni in cui il paziente viene a contatto gradualmente con il proprio problema; ciò crea un adattamento e una sorta di immunizzazione verso le occasioni che provocano il fenomeno ansiogeno.
A tale proposito la metafora cinese che invita ad aggiungere legna per spegnere il fuoco riesce a rendere pienamente l’idea.
Tratto da “Focus”-giugno 2009
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