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19. May '08    postato in Home, Bullismo

Bullismo e Nazismo - che relazioni?

E’ recentissima la notizia del ritrovamento di una grande quantità di materiale neonazista nel computer del 14enne di Viterbo arrestato per aver bruciato i capelli a un compagno di scuola.

E sempre recentemente si è assistito ad un epilogo tragico del pestaggio a sfondo nazista ai danni di Nicola, poi deceduto.

In una scuola media di Genova la Preside ha dovuto prendere dei provvedimenti a seguito di aggressioni razziste ai danni di studenti ecuadoriani, a seguito dei simboli fascisti disegnati sui diari, esibiti sui telefonini, sui muri, etc.

Continue vessazioni subiti dai giovani e non solo.

Nasce quindi spontanea la domanda in ciascuno di noi, esposto all’impatto di questi fatti di cronaca, di quale sia il rapporto tra nazismo e bullismo.
Se prima vi era la minaccia del fenomeno bullismo, con tutte le conseguenti difficoltà di gestione ed intervento, ora sembra predominare una aggiuntiva minaccia, quella del nazismo.

Il Nazismo nasce come programma di eliminazione, anche fisica, di persone appartenenti a categorie ritenute inferiori o dannose per la società, come per esempio gli ebrei, gli omosessuali, i portatori di handicap e i ritardati mentali definiti sub-umani.

Alla base vi è l’esaltazione della volontà prevaricatrice, il disprezzo per i valori diversi.

Il bullismo, invece, si può definire nel modo seguente : uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni (Olweus, 1973b).

Intenzionalità, persistenza e disequilibrio sembrano essere gli elementi che più di altri delineano i confini di questo fenomeno.
Come nel caso della condotta aggressiva, un’azione viene definita offensiva quando una persona infligge intenzionalmente o arreca danno o disagio ad un’altra (Olweus, 1973b).

Sembrerebbe quindi che i due fenomeni abbiano i comune la volontà prevaricatrice, l’intenzionalità, l’agito gruppale e una vittima ritenuta inferiore o più debole.
Sembra cioè che ciò che accomuna le due diverse modalità aggressive sia la ricerca, l’individuazione e la prevaricazione ai danni di un capro espiatorio.

Che sia un "nero" o lo sfigato della classe, che sia un ebreo o il prof, resta l’intenzionale aggressività, diretta ai danni di un altro.

» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli
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