Cari genitori lo sport non è guerra

Spendiamo diverso tempo a promuovere lo sport nei più giovani come scelta di qualità di vita, per favorire il benessere fisico e psicologico, per creare un contesto di socializzazione e di agonismo protetto, non violento.
Lo sport infatti dovrebbe essere un momento di aggregazione di espressione libera corporea, di energia positiva, di sfogo facilitato ed indirizzato ad uno scopo; dovrebbe insegnare il concetto di regola, di rispetto, di reciprocità, di gioco di squadra, di competizione benevola.
I ragazzi che praticano sport acquisiscono maggiore familiarità con il proprio corpo, imparano a modularne l’espressione, sperimentano emozioni positive e negative e contestualmente imparano a esprimerle in modo adeguato e a utilizzarle per il raggiungimento di scopi.
Il beneficio psico - fisico derivato dall’applicarsi in modo costante ad una attività sportiva viene spesso minacciato dall’adulto che promuove la stessa, generando un profondo paradosso tra gli intenti e i risultati.
Genitori che urlano, incitano, esprimono pensieri aggressivi in modo aggressivo dalle tribune; genitori che arrivano alle mani trasferendo sugli spalti la competizione sana del campo, trasformandola in agonismo aspecifico, in aggressività fine a se stessa.
Allenatori che per propria scelta o per pressione dei genitori fanno scelte strategiche in campo invece di promuovere e far sperimentare ciascun bambino e ragazzo, in un’ ottica di partecipazione e non di orientamento alla vincita obbligata.
Signori adulti, il campo sportivo non è e non deve essere un campo di battaglia!
Accompagnare con un sorriso un figlio, promuovere il gusto della partecipazione e della libera aggregazione invece della competitività libera un figlio dallo stress da performance, rende quel figlio libero di esprimersi e di sbagliare, consapevole di essere meritevole a prescindere dal risultato ottenuto, ma sulla base dell’impegno e dell’entusiamo mostrato, della condivisione.
Invece dei cori diseducativi ed aggressivi, cantate la positività; invece di fischiare applaudite i meriti.
Provate a ricordare come può essere frustrante sentirsi inadeguato, soprattutto agli occhi di un genitore che basa gli aspetti di valore di un figlio sulla performance, sulla prestazione.
Lasciate i vostri figli liberi di giocare.
» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli-------------------------------------------------------------------------------------------
