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22. Feb '08    postato in Home

Psicoanalisi, Psicoterapia, Medicina e Società - il soggetto al centro

E’ apparso qualche giorno fa un interessante articolo di  Luciana Sica, che introduceva   il  convegno  promosso dal Cipa su ‘Attualità ed inattualità della psiconalisi’.

E’ indubitabile che chi la pratica, chi orienta i suoi studi e la sua opera clinica in tal direzione, oggi non può evitare il confronto con istanze che chiedono di confrontarsi.
   
Si ha ogni giorno   la prova concreta che il mondo medico, psichiatrico, farmacologico, chiede dati, risultati, percentuali di guarigioni, numero di fallimenti. Chiede insomma di scendere nell’agone del confronto.
   
Che fare? Evitare ogni scambio dialettico? Chiudersi in rigide verità e asseragliarsi scavando una linea Maginot? Certo che no.
   
La via dell’eposizione e del rischio ad essa connesso, è la strada maestra per mostrare che la psicoanalisi è viva, è ha molto da dire.
   
Chi è addetto ai lavori, o chi semplicemnete è fruitore appassionato,  non può ignorare che all’interno del mondo analitico si è andato vieppiù sviluppando un dibattito relativo alla ‘misurabilità’ del risultato terapeutico. La Psiconalisi rifugge dalla standardizzazione, essendo l’essenza del suo approccio l’uno per uno, le mille singolarità che portano il loro disagio dall’analista.
   
Questo da il destro ai suoi detrattori per accusarla di essere una sorta di scienza che non si presta a verifica,  una setta che parla una lingua morta e avulsa dal mondo contemporaneo. Un latinorum della clinica. I più attenti non possono ignorare che la  Psiconalisi ha da tempo ha intrapreso un opera di apertura alla discussione con la società e con altre discipline. Ne sia testimonianza la scelta di chiamare ‘psiconalisi applicata alla terapeutica’ un  movimento di accoglienza  e trattamento di un disagio psicologico diffuso, erronemante inteso come solo appannaggio delle cosiddette psicoterapie brevi. Come è possibile pensare ad una attualizzazioen dell’orientamento psiconalitico, che sappia fare proprie le istanze che provengono dalla società contemporanea?

Anzitutto la   contrapposizione terapia breve- analisi interminabile, non ha modo di sussistere se noi siamo capaci di osservare la scansione temporale del trattamento.
   
La persona che chiede aiuto perché uno dei tanti sintomi ( una fobia, un ossessione, un impotenza sessuale)  gli sta impedendo la vita, può scegliere  di salutare l’analista nel momento di un benessere raggiunto, vale a dire quando la sofferenza sintomatica si attenua o scompare.
   
E ciò accade assai frequentemente.
   
Dopo, solo dopo, accade che quello stesso individuo, messo al lavoro da ciò che egli ha saputo toccare, chieda di approfondire le questioni spinose che sente dentro di lui agire alla stregua di   movimenti tellurici, e per le quali la sofferenza sintomatica  è stato solo un elemento di disvelamento. In quel momento si apre una fase qualitativamente diversa, che interessa il discorso del soggetto, non più focalizzato sull’emergenza  che ha costituto il ‘casus belli’ che lo ha portato a domandare un aiuto, ma chiama in causa un opera di approfondimento, di rettifica, che non può prescindere dalla sua struttura clinica e dall’Inconscio. Il che significa mettersi alla ricerca della matrice inconscia del suo malessere.
   
Esiste un testo che ben rappresenta questa tematica:  ‘ Effetti terapeutici rapidi in psiconalisi. La Conversazione di Barcellona’ ( ed  Borla )
   
Il lettore attento vi troverà il lavoro di analisti, di diverse parti del mondo, i quali aprono la porta dei loro studi o consultori ad individui affetti da questa o quella sofferenza.
   
Ebbene, molti di questi soggetti, in tempo non certo eterno,  vedono  l’attenuarsi di tale  sofferenza. Si tratta di un approccio analitico, con tutto il rigore e la competenza che questo richiede, che ha come effetto quello di portare l’individuo ad uno stato di pacificazione in tempi brevi.
   
La Psiconalisi non ha certo perso la sua efficacia, al di la di questo, nelle misura in cui ‘fare un analisi’ significa mettersi alla ricerca del libretto di istruzioni della propria macchina, e uscire quando, letto tutto, si ha un buon grado di consapevolezza di come si funziona.

Dunque dove trae la sua attualità la Psicoanalisi oggi? Pongo un quesito che sottende la risposta: cosa orienta oggi la clinica? La sofferenza diffusa e nominata dal soggetto, le parole riferite da chi bussa agli studi dei terapeuti, degli analisti, ai punti di ascolto e di trattamento del disagio, ai reparti di diagnosi e cura. Le statistiche ci dicono che fenomeni quali disturbi d’ansia, attacchi di panico, depressioni, anoressie-bulimie sono oggi assai diffuse.

Le persone che ne soffrono sono gli uomini e le donne che quotidianamente incontriamo per strada: amici, colleghi, studenti, casalinghe. Dipendenti e professionisti.

Nel dispiegare un apparato recettivo capace di ascoltare questo disagio, non si può prescindere dal modo col quale le persone lo declinano e lo portano in parola, molte volte già etichetatto e farmacologizzato.
   
E’ spesso in funzione del nome dato al sintomo che la cura viene orientata, obbligando l’individuo ad un percorso nel quale doversi districare in una giungla di rimedi , lunghi e brevi, medici e non, costretto a percorrere una via antitetica a quella che dovrebbe portare ad estrarre da tutto questo rumore di fondo il proprio malessere. Quel ‘proprio’ che è invece compito di un approccio psicoanalitico far emergere, potendo poi fare a meno dell’etichetta con la quale chi domanda si mette alla ricerca di aiuto.

Le varie forme del disagio e della sofferenza psichica non sono, per il soggetto che le vive come per chi è chiamato ad ascoltarle, un semplice indice patologico di una qualche disfunzione da correggere o liquidare nel più breve tempo possibile, ma, se accolte nel loro potenziale d’interrogazione, una preziosa guida al senso della propria soggettività, alla ri-tessitura di una storia psichica, al riscatto della parola strozzata.
   
La psiconalisi lascia parlare il sintomo, ancorché disturbante, come delicato nucleo di complessità, ove si intrecciano difesa e desiderio, identità e godimento, regressione e protesta di libertà.
    
Fenomeni quali il panico, le anoressie, l’ansia sociale, sembrano un prodotto della contemporaneità . Si tratta di un risultato frutto di una doppia convergenza. Da un lato la sempre crescente tendenza alla proliferazione di classi diagnostiche, dall’altro una rinnovata capacità dell’apparato psicoanalitico di interfacciarsi col disagio emergente. Il senso di precarietà che affligge molti pazienti, l’incapacità a capire cosa le istituzioni sociali vogliano da lui, la difficoltà a definire un posto nella società del lavoro, nella trama del legame sociale, riassumono l’interrogativo principe che sfocia nell’angoscia, cioè cosa l’Altro voglia da me .

Come porsi dunque all’ascolto, oggi, di chi soffre? Come andare oltre le categorie diagnostiche diffuse e banali? Come mettere a lato tutto ciò che occlude la parola? Come occupare quel posto di non sapere, utile alla caduta della maschera diagnostica, per poi riabilitare il soggetto al discorso dell’inconscio? Come affermare che la psicoanalisi è viva, è in città, ed è fruibile? 

E’ doveroso rivolgersi non solo all’opinione illuminata, ma anche a quella sofferente , mostrando che la Psiconalisi è li, apre le proprie porte a  uomini che si recano in studio affermando di essere ad un punto morto della loro vita perché si trovano ad aver perso il posto nell’azienda , scoprendosi inadatti a ricoprire qualsiasi altro ruolo lavorativo.

Si alienano nel significante religioso, professano fedi politiche a partiti che non esitono più. Scoprono che una vita basata sull’accumulo di oggetti e di tranci di reale non basta più. Non sono in grado di reagire ad un matrimonio che va in frantumi. Non possiedono più il concetto di classe, hanno paura del diverso senza averlo quasi mai incontrato.  Hanno paura, sono angosciati. 

Camminano su un filo posticcio che nasconde una rettifica soggettiva sempre rimandata, potendo contare su quantità inusitate di oggetti utili a tamponare qualsiasi barlume di interrogazione provenga dall’inconscio. Ma laddove pullulano e germogliano rimedi contro il malessere dell’uomo contemporaneo, solo la riapertura verso l’inconscio è la via maestra.

Il confronto prossimo venturo, alquanto auspicabile, sta tutto qua: se da un lato esiste un  esercito di professionisti  che va spedito a dare risposte a chi non attende che quelle,  meglio se immediate, brevi e deresponsabilizzanti, dall’altro la pratica analitica cerca di portare un individuo a padroneggiare ,per quanto possibile, la sua andatura claudicante. 
   
L’unico vero limite della psicoanalisi, sono i cattivi analisti. E ve ne sono in quantità. Chi insomma non riesce a tenere dritta la barra verso ciò che J. A  Miller, al quale fa capo la  Scuola Lacaniana di Psiconalisi, ha definito essere l’essenza di quel minatore del reale che dovrebbe essere l’analista: saper essere uno  ‘strumento e niente più (..) Senza troppe idee di grandezza’

Dr Maurizio Montanari
psicoterapeuta
Modena

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