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21. Feb '08    postato in Home, Bullismo

Chi è il bullo?

Mi è stato chiesto di spiegare chi è il bullo, e di farlo in modo accessibile a tutti, spendendo il minor numero di righe possibile.
Non mi è difficile questa operazione, non solo perché lo faccio spesso durante i miei  incontri con i ragazzi delle scuole, ma perché chi scrive ha iniziato la propria sequela di inciampi, rompendo le righe dentro una classe dalle elementari alle medie inferiori.
Per esperienza vissuta so che il bullo è un falso leader negativo, infatti il vero leader sa mediare tra le varie differenze e contrapposizioni, non solo trascinare per carisma.
Il bullo impone con il terrore, e coarta attraverso la viltà colpendo i più deboli, i più indifesi, servendosi dell’omertà e delle complicità che nascono tra coetanei, nell’indifferenza genitoriale, tra ingenuità e stanchezze professorali.
Bullo è colui che per quantità e qualità di atteggiamenti violenti, emerge senza incontrare ostacoli, è colui che assume comportamenti prepotenti con persistenza, senza vuoti né ripensamenti a perdere.
Quando è in atto un disagio relazionale profondo come quello del bullismo, c’è sempre simmetria tra il personaggio del bullo e quello della vittima.
Il bullo non accetta le regole dell’istituzione scolastica, ma adotta le proprie, personalizzando quelle indotte dal sistema comunicazionale, delle televisioni e dei giornali, usa il gergo malavitoso e recita la parte del duro, un copione rubacchiato qua e là, o  corretto e riveduto in qualche cinema.
Ma quando arriva il momento di pagare dazio, quello vero, certamente non la piccola punizione interpretata come una medaglia da mostrare, il bullo grida al regista di farlo uscire dal film.
Spesso però è troppo tardi, per la vittima presa a calci e per se stesso.
Non è bullo quel ragazzino difficile, quello dal contesto famigliare diseredato e più volte lacerato, quello della gomitata consegnata al primo venuto, della pallonata al vetro del Preside, né quello del furtarello, del motorino prelevato senza autorizzazione, neppure è il bullo quello della gang dei minorenni, il bullo non è un criminale, né un deviante posto all’ingresso di un istituto correzionale.
Il bullo non è quello che in compagnia violenta le ragazzine, il bullo è quello che divide, che picchia, che induce alla recitazione, lancia il sasso e nasconde la mano.
Il bullo è una fotografia impolverata della nostra bella società, che corre e passa sopra a chi cade davanti per arrivare alla meta.
Il bullismo è nonnismo, non è ancora criminalità, ma è disattenzione adulta e colpevole perché delega a chi non è capace di parlare ai giovani.

di Vincenzo Andraous
Tutor e Responsabile Centro Servizi Interni
Comunità Casa del Giovane Pavia

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