
La Corte di Cassazione ha stabilito che è meglio il carcere della scuola per quattro giovanissimi protagonisti di violenza sessuale di gruppo all’interno di un istituto professionale della penisola.
Infatti per l’Alta Corte “ la permanenza in carcere dei giovanissimi non comporta interruzione dei processi educativi, poiché tali processi non erano in atto “.
In questa sentenza non c’è niente da cui discostarsi, non c’è niente di cui stupirsi, parrebbe tutto lineare e giusto.
Ma nonostante Giustizia sia stata fatta, qualcosa non collima con la Giustizia che paga i carnefici e ripaga le vittime innocenti.
Forse occorre porsi delle domande, non tanto per elargire comandi dialettici, quanto meno per tentare di evitare derive giurisdizionali che potrebbero apparire come risultanze sclerotizzanti.
Indipendentemente dal reato commesso, davvero odioso, miserabile, e infame, è l’equazione che somma la minore età a una associazione a delinquere, a non consentire una condivisione senza riserve.
L’analisi con [… continua]
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