Ergonomia - obiettivo benessere

Nasce come scienza nella prima metà del nostro secolo con l’esigenza di individuare leggi e norme specifiche per la costruzione di macchine e di sistemi utili al miglioramento delle relazioni uomo-oggetto-ambiente e capaci di assicurare comfort e sicurezza durante il lavoro, per eliminare le caratteristiche capaci di provocare gli errori umani.
L’ergonomia oggi si occupa di tutte le forme di attività che producono risultato e lo fa con un ottica antropocentrica che mette al centro l’analisi progettuale di qualsiasi ambito il benessere globale dell’uomo, la qualità della vita, la tutela dell’ambiente, il contenimento dei costi e degli sprechi.
Per sistema uomo-macchina si intende un sistema di attrezzature in cui almeno uno dei componenti è un essere umano che interagisce o interviene nel funzionamento delle componenti meccaniche del sistema.
Aspetti considerati dall’ergonomia:
• Relazione
• Motorio
• Cognitivo: percezione, apprendimento, memoria.
Essendo impossibile prevedere e controllare gli errori umani si è spostata la riceca sulla tolleranza degli stessi.
Contemporaneamente si è assistito al progressivo allontanamento fisico dell’uomo dal processo produttivo e all’incremento delle mansioni di controllo e della responsabilità individuale degli operatori, anche grazie allo sviluppo dei personal computer.
Nascono quindi problemi di ordine non più strutturali ma psicologici e sociali.
Nasce l’ergonomia cognitiva che si occupa dell’interazione della cognizione con i sistemi informatici di elaborazione.
Rispetto al grande tema dello Stress ambientale l’obittivo è quello di trovare e offrire soluzioni utili per l’intervento sull’ambiente, la ricerca in questo senso comprende sia studi di laboratorio che sul campo e si interessa di fattori quali l’illuminazione, il rumore, la temperatura, l’affollamento.
I fattori ambientali definibili come stressor rappresentano condizioni ambientali croniche e globali e giocano un ruolo primario sia nei processi con i quali l’individuo valuta e interpreta le richieste ambientali sia nel processo di coping, grazie al quale la persona cerca di far fronte a tali richieste.
Le ripercussioni possono essere sia a livello fisiologico, che comportamentale, che psicologico o adattivo.
Una delle possibili cause dell’errore umano potrebbe essere la mancanza di un buon feedback o su erronee stime di probabilità soggettivamente percepite. Le pressioni sociali possono spingere ad interpretazioni e comportamenti errati.
Norman:
• Rendere visibili le cose
• Semplificare la strutture dei compiti
• Usare le funzioni obbliganti e i vincoli
• Impostare bene le correlazioni
• Lasciare un certo margine di errore
• Standardizzare
Con l’approccio psicosociale si mette in evidenza il ruolo dei fattori psicosociali sul rendimento.
È stato riscoperto l’effetto incentivante che il lavoro di gruppo possiede in sé, ed il valore del riconoscimento dei lavoratori quali attivi protagonisti del loro ambiente lavorativo.
Nasce l’ergonomia relazionale che nello sviluppo del comfort e nella relazione uomo-macchina considera non solo gli aspetti fisiologici e tecnici ma soprattutto quelli relazionali, sociali, psicologici.
È noto come le norme sociali, i valori condivisi ed il clima organizzativo possono influenzare i comportamenti.
» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli-------------------------------------------------------------------------------------------

Tra gli obiettivi che la psicologia si pone, vi è la promozione e la tutela del benessere delle persone. Come dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della sanità nel 1946 “La salute non è la semplice assenza di malattia ma lo stato di completo benessere fisico, psicologico e sociale”.
La maggior parte degli esseri umani sono impegnati per molte ore della loro vita in un’attività lavorativa e si possono immaginare le conseguenze dannose che un malessere generato in questo lungo periodo potrebbe creare sul loro stato di salute. Una situazione stressante sul lavoro si ripercuote in modo negativo sulla qualità della vita complessivamente intesa e i suoi effetti non terminano con le ore del lavoro ma colpiscono anche prima e dopo: il passaggio dall’ambiente di lavoro a quello privato e viceversa comporta frequentemente un trasferimento di residui emozionali negativi in contesti non appropriati, con il rischio di sovraccaricare la capacità individuale di gestire sia le competenze lavorative che quelle private. “Come poter intervenire sullo stress lavorativo avvalendosi degli strumenti della psicologia positiva?” Una possibilità è agendo sulla resilienza, ovvero la capacità di far fronte in maniera positiva alle difficoltà coltivando le risorse che sono dentro di noi.
Annalisa De Filippo (2007). “Stress e resilienza. Vincere sul lavoro”. Edizioni psiconline.
http://www.psychostore.net/catalog/product_info.php?products_id=3698
Annalisa De Filippo, February 13th, 2008
Molto interessante questo articolo sull’ergonomia che fissa sulla carta gli obiettivi e i metodi che si possono e si dovrebbero raggiungere per rendere ottimali le relazioni o rapporti dell’uomo con i mezzi che ha a disposizione e anche quelli con i suoi simili. Tuttavia gli studi hanno sempre il potere di rendere “facile” il percorso adattativo che l’individuo deve porsi. L’obiettivo benessere è sicuramente auspicabile anche se ci sono attualmente forti limitazioni sociali o accentuata “meccanizzazione” delle conoscenze che l’uomo acquisisce durante l’arco della sua vita.
Laura Alberico, January 19th, 2008