Lo spinello del bullo

Le file di sedie sono tutte occupate, la classe è schierata nel grande salone della Comunità Casa del Giovane di Pavia.
Si è conclusa da poco la visita guidata nei laboratori, il dibattito prende il via dopo la visione di un video, in cui il Responsabile Don Franco Tassone, disegna le tante vite bruciate nella frazione di uno sparo.
Nel salone è scomparso il brusio disturbante, ora c’è tensione dell’ascolto, c’è voglia di capire, di confrontarsi, di accorciare una distanza, e c’è pure chi ha voglia di fare il maledetto per forza: “ mi scusi Vincenzo, non sono d’accordo con lei, io fumo qualche canna, ma non sono certamente un tossicodipendente, credo che l’hascish non faccia male“.
Droghe leggere, droghe pesanti, quali allora le differenze, se a perdere sono sempre i più giovani, quelli che in leggerezza hanno iniziato e con pesantezza si sono perduti.
I tempi mutano, noi cambiamo, e le droghe si misurano con le nostre debolezze, si ammodernano sulle nostre fragilità, cambiano abito mentale nelle nostre rese.
Così è stato venti trenta anni fa per l’eroina-droga-protestataria, così è ai giorni nostri per la droga bianca o in pillole, quella che non consegna più gli uomini ai pugni dritti nello stomaco, ma rende i più giovani attori formidabili di storie inventate da scrittori invisibili.
Giovani rubati in corse folli contro il tempo che non basta mai, per poi rimanere inchiodati ai bordi di qualche rettilineo, o per buona sorte su qualche sedia a rotelle, fino a diventare vecchi per i rimorsi.
Il fumo delle sigarette brucia i polmoni fino a morire di cancro.
Il vino ubriaca fino a morire alcolisti.
Qualche spinello non brucia i polmoni, non rende alcolisti né drogati, ma in quel volo che fa ridere intontiti c’è la sonnolenza della ragione, c’è il via libera della stanchezza che non placca alla discesa, ma avventura senza attenzione, alla disavventura già prossima.
Forse quel ragazzo non ha ancora compreso la differenza tra una vocazione di bullo per forza e il coraggio di scendere dal palcoscenico, fare un passo indietro e comprendere che responsabilità e credibilità, provengono dal vissuto conquistato, sperimentato, dalla conoscenza delle lacerazioni e dagli ideali, non certamente da uno spinello.
di Vincenzo Andraous
Tutor e Responsabile Centro Servizi Interni
Comunità Casa del Giovane Pavia
-------------------------------------------------------------------------------------------
