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Psicologia

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14. Jan '08    postato in Home

Psicologia della salute

Nata negli USA negli anni 50 è l’insieme dei contributi specifici della disciplina psicologica alla promozione e al mantenimento della salute, alla prevenzione e al trattamento della malattia, all’identificazione dei correlati eziologici, diagnostici della salute, della malattia e delle disfunzioni associate, all’analisi e al miglioramento del sistema di cura della salute e di elaborazione delle politiche della salute.

Tre grandi variabili:
1.    stile di vita
2.    reazioni alla malattia e al ruolo di malato (minimizzazione o accentuazione dei sintomi)
3.    effetti psicofisiologici diretti (stress psicologico = sindrome generale di adattamento dell’organismo di fronte a pressioni o sfide dell’ambiente; condizionamento dei processi immunitari da aprte di fattori complessi di origine mentale).

Nella crisi del modello biomedico tradizionale si delinea il modello biopsicosociale: Engel,1977.
È un modello integrativo-sistemico che descrive gli organismi come entità complesse, con livelli diversi di organizzazione (biologico-psicologico-sociale) strettamente interconnessi.

Per l’OMS la salute è uno stato di benessere fisico, psicologico e sociale; non è quindi più definita in negativo come assenza di malattia ma come stato positivo frutto della integrazione di funzioni complesse; ne consegue una deviazione di accento da quello di prevenzione della malattia a quello di promozione della salute!

Fra gli indicatori positivi di salute:
•    competenza sociale
•    buona stima di sé
•    problem solving
•    percezione accurata (attribuzione, codifica), controllo e appropriata espressione delle emozioni.

Nella promozione l’obiettivo diventa lo sviluppo della persona, dei gruppi, della comunità in una visione attenta alla dinamica intra ed intersistemica in cui le vicende di questo sviluppo prendono forma.

Possiamo distinguere tra:
1.    Prevenzione primaria: prevenzione dell’insorgenza del sintomo
2.    Prevenzione secondaria: indirizzata a sottogruppi di popolazione che presentano in una fase precoce alcune forme di disturbo; ha come obiettivo la prevenzione della manifestazione di sintomi più gravi nelle età successive.
3.    Prevenzione terziaria: ha lo scopo di ridurre la durata e le conseguenze di problemi e disordini di una certa gravità.

I modelli di intervento preventivo mirano soprattutto alla riduzione dei fattori di rischio per lo sviluppo del disadattamento e alla promozione dei processi idonei a contrastare e proteggere dal rischio psico-sociale.

» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli
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