sos

Psicologia

e dintorni

10. Jan '08    postato in Home, Bullismo

Giovani a perdere

Quando si tratta di giovanissimi allo sbaraglio, di fronte all’ennesimo giovane caduto in solitudine ai bordi delle strade, siamo bravissimi ad additarne le colpe, difficilmente ne rammentiamo la storia.

Non lo facciamo, perché costerebbe troppo in termini di corresponsabilità, costerebbe troppo a chi è indaffarato a non farsi disturbare dagli eventi che incombono e intralciano le loro intoccabili e comode certezze.

Eppure, per capire di più è sufficiente sbirciare nei registri di una agenzia di controllo, di un centro servizi sociali per minori, oppure visitare con occhi attenti e non morbosi una comunità terapeutica, una comunità di recupero, per renderci conto di quanti giovanissimi, prelevati da contesti-dissesti  famigliari, dall’evasione scolastica, da modelli di riferimento autorevoli assenti e sostituiti  da quelli identificativi della strada, sono “tradotti” e “accompagnati “ in strutture protette, in forza di un intervento pubblico obbligatorio che comunque  li sanziona nell’intento di garantire la sicurezza propria e altrui.

Sono fragili e incompiuti. Lo sono davvero.

Qualcuno ha definito questi ragazzi iracondi, io li definisco il resto della pura logica dei conti, eppure e nonostante le incomprensioni che derivano dalle varie ideologie psichiatriche e psicoanalitiche, tra nevrosi e psicosi, in mezzo a quella terra di nessuno permangono inalterati i risultati delle nostre distruttive ipnosi collettive, quelle proiezioni dell’ombra che fanno più vittime  di una guerra santa.

Siamo poco consapevoli di non essere efficaci nell’insegnamento, ancor meno di non fare troppo caso alle menzogne reiterate, alle interruzioni dialettiche, ai licenziamenti relazionali, alle separazioni affettive, siamo disattenti e qualche volta disamorati a tal punto da credere che ragazzi così, bisogna tenerceli così, dimenticando che quel ragazzo ha le stesse potenzialità degli altri, e….. chiaramente un problema in più che  spesso non è avvertito o  percepito in tempo, soprattutto non è curato con l’amore dei no,  rispetto alla corresponsabilità dei tanti sì, elargiti nel poco tempo a disposizione e nella disabitudine alla fatica.

di Vincenzo Andraous
Tutor e Responsabile Centro Servizi Interni
Comunità Casa del Giovane Pavia

» Postato da visitatore
-------------------------------------------------------------------------------------------

Articoli Correlati

Sette o otto contro una studentessa più giovane perché aveva [...]A seguito di uno schiaffo ad un prof, un alunno [...]Se ne lamentano i ragazzi. In tv, al telegiornale, nei [...]