Gaslighting - introduzione al fenomeno

Il Gaslighting o manipolazione, è messo in atto dal manipolatore o gaslighter, ai danni di una vittima.
Il termine gaslighting indica comportamenti messi in atto allo scopo, più o meno cosciente, di far sì che una persona dubiti di se stessa e dei suoi giudizi di realtà, che cominci a sentirsi confusa o a temere di stare impazzendo. Il gaslighter è la persona che si pone come agente di questo particolare tipo di maltrattamento.
Si tratta di una forma comune di lavaggio del cervello in cui il manipolatore cerca di convincere la vittima che è difettosa, per renderla più flessibile e facilmente controllabile, o renderla più emotiva e quindi più bisognosa e dipendente.
Spesso è messo in atto da amici e familiari, che sostengono di voler essere utili alla vittima.
Questo fenomeno si sviluppa attraversando tre diverse fasi, ovvero l’incredulità, la difesa e la depressione.
Nella prima fase la vittima si trova in uno stato di confusione dovuto alla moltitudine di cose insensate dette dal manipolatore; nella seconda fase il manipolato cerca di difendersi continuamente; nell’ultima fase il manipolato si convince che il manipolatore ha ragione.
Segue uno stato depressivo, ed un sentimento di inadeguatezza.
Esistono tre tipologie di manipolatore:
1. Il manipolatore affascinante che utilizza in modo strategico la lusinga;
2. Il manipolatore bravo ragazzo che sembra interessarsi dell’altro ma in realta antepone i propri bisogni;
3. L’initimidatore che utilizza il rimprovero, e l’aggressività diretta.
Questo fenomeno è molto frequente all’interno delle coppie e spesso ne sono vittime le donne; si tratta di una grave forma di perversione relazionale che le donne subiscono.
La violenza psicologica nella coppia, si cronicizza grazie alla abilità del manipolatore di far entrare il manipolato nella fase depressiva, in cui si convince della ragione dell’altro, idealizzando spesso il manipolatore.
Si fonda su questo la contraddizione della vittima, vittimizzata e contemporaneamente idealizzante.
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