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05. Nov '07    postato in Home

Pet Therapy - L’ animale co-terapeuta

La Pet Therapy, come scienza, nasce nel 1977 negli USA grazie ad un gruppo di volontari.

Fu lo psichiatra infantile, Boris Levinson, a proporre per la prima volta, intorno al 1960, le sue teorie sui benefici della compagnia degli animali.

Il termine pet-therapy indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico.

Si distingue tra:

Attività svolte con l’ausilio di animali: hanno l’obiettivo primario di migliorare la qualità della vita di alcune categorie di persone come anziani, ciechi, malati terminali, mediante interventi educativi o ricreativi.

Terapie effettuate con l’ausilio di animali: una attività terapeutica vera e propria finalizzata a migliorare le condizioni di salute di un paziente mediante specifici obiettivi, integrando e coadiuvando le terapie normalmente effettuate sulla patologia in questione.
Promuovono lo sviluppo cognitivo, con conseguente miglioramente di alcune capacità mentali, memoria, pensiero induttivo; favoriscono il controllo dell’iperattività, il rilassamento corporeo, le acquisizioni di regole; supportano le capacità relazionali e di interazione; aiutano nel trattamento della fobia animale, e nell’incremento dell’autostima.

Trova impiego nel trattamento di pazienti con disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione, disturbi psicomotori, nevrosi ansiose e depressive, sindrome di Down, sindrome di West, autismo, demenze senili di vario genere e grado, patologie psicotiche, nella riabilitazione motoria per pazienti con sclerosi multipla o in caso di coma. Utile anche nella riduzione della pressione arteriosa e contribuisce a regolare la frequenza cardiaca.

Le figure professionali coinvolte, oltre all’animale co-terapeuta, sono: medici, psicologi, fisioterapisti, veterinari, etologi, addestratori e conduttori professionisti.
Una equipe interdisciplinare in cui ciascuno agisce con il proprio specifico ruolo ma in modo complementare.
L’animale ha il ruolo di facilitatore di disposizioni positive grazie al rapporto che si viene a instaurare.

….

Alcune ricerche mettono in relazione il rapporto uomo-pet con i più importanti neurotrasmettitori, ovvero dopamina, serotonina, noradrenalina, che regolano e consentono l’attività del sistema nervoso, agendo sulla vigilanza, sulla motivazione, sull’umore.

Secondo altri studi il rapporto uomo-pet interviene sui mediatori dello stress e sul sistema endorfinico, migliorando l’attività del sistema immunitario e offrendo così all’organismo una marcia in più per affrontare le patologie infettive e neoplastiche.

Già noti inoltre i benefici sul sitema circolatorio e vascolare, con riduzione del rischio di infarto.

» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli
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