Mio figlio è una vittima?

Capire i segnali di disagio di una vittima di bullismo è essenziale per aiutare e sostenere un giovane prevaricato; dare rilievo a questi segnali, e non banalizzare o minimizzare rispetto alla sofferenza che comunicano è importantissimo.
La vittima deve poter ricevere segnali di apertura e disponibilità all’ascolto, di empatia e comprensione del disagio, di rilievo dei fatti di cui sono oggetto, di rapido ed efficace intervento.
Le vittime sono fisicamente più deboli dei loro coetanei, anche nelle attività di gioco, sportive e di lotta, manifestando paura di essere feriti o di farsi male.
Anche il coordinamento corporeo è scarso; appaiono cauti, sensibili, tranquilli, riservati, passivi, sottomessi e timidi e piangono facilmente.
Sono ansiosi, insicuri, infelici ed abbattuti e hanno un’opinione negativa di se stessi, ovvero una scarsa autostima.
Hanno difficoltà relazionali con i coetanei e spesso si rapportano meglio agli adulti, sia genitori che insegnanti.
Il rendimento scolastico tende a peggiorare con il tempo.
Spesso è isolata dal gruppo dei pari anche a causa delle sue difficoltà relazionali.
Spesso tornano a casa con oggetti personali rotti o persi, mostrano paura verso attività e luogi noti, come il pulman e la scuola.
Spesso si assiste ad una perdita di interessi, ad un umore basso, e ad una crescente ansia.
Spesso proprio per il timore di andare a scuola somatizzano, accusano dolori allo stomaco, febbre, mal di testa, con una frequenza sospetta e senza riscontro medico.
A ciò si accompagna un ulteriore ristringimento della cerchia amicale e degli interessi.
Subiscono furti, molestie, aggressioni e spesso ciò avviene nei luoghi più appartati o più caotici della scuola, come i bagni o il cortile; a causa di ciò tornano a casa sporchi, con vestiti rotti e con oggetti personali smarriti, come la merenda, l’astuccio, l’ombrello, il cellulare… sempre con una frequenza sospetta.
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Aiutare una vittima significa in primo luogo riconoscere la gravità e complessità della situazione, chiamando in causa tutte le figure coinvolte, ovvero la vittima, i bulli, i genitori, la scuola.
Fare finta che le cose non stiano così, non aiuterà la vittima che anzi coverà un senso di vergogna, di colpa.
All’asilo, essendo così tenera l’età, sarebbe auspicabile introdurre materiale didattico tematico, con un uso strategico della favola, del gioco, della cooperazione.
Genitori e scuola dovrebbero confrontarsi rispetto ai vissuti e alle possibili strategie, creando momenti formativi o di scambio.
I genitori della vittima, dovrebbero supportare il figlio in modo attivo, promuovendone la socializzazione, la capacità relazionale, l’ attivazione, impedendo che depressione, evitamento e ritiro sociale ne pregiudichino lo sviluppo.
dott.ssa Nicoletta Iurilli, October 25th, 2007
come si può aiutare un bambino che fin dall’asilo è vittima?
alex, October 24th, 2007
Il silenzio a cui queste “vittime” sono sottoposte è un prezzo molto alto da pagare; generalmente essi non sono inclini a comunicare i soprusi e tendono a minimizzare l’accaduto di fronte a chi fa loro richiesta. Per questo motivo spesso è compito dell’educatore riuscire a leggere tra le righe e individuare i meccanismi psicologici che caratterizzano il prevaricatore e la vittima scelta
Laura Alberico, August 29th, 2007