Mio figlio è un bullo?

Il dialogo scuola - famiglia sembra essere un difficile obiettivo, lasciando spazio a diffidenza, scarsa collaborazione e spesso opposizione tra genitori ed insegnanti, quando invece servirebbe un clima di cooperazione e condivisione, finalizzato al benessere dei nostri ragazzi; insomma la costruzione di un linguaggio comune, che si nutra di obiettivi comuni, ovvero l’educazione e la formazione dei giovani.
Spesso, a seguito di segnalazioni di condotte aggressive o violazioni di norme avvenute a scuola, genitori ed insegnanti si trovano in contrasto; spesso i genitori rifiutano l’idea che il proprio figlio possa essere un bullo, tendendo a giustificare, minimizzare, distribuire la colpa. Spesso gli insegnanti non trovano le giuste condizioni con cui contenere, e monitorare tali condotte. Ed è lotta.
Sembra evidente che oltre ad una puntuale informazione sul fenomeno diretta sia agli insegnanti che ai genitori, servano interventi che possano favorire questo dialogo, questa condivisione.
Come può, tuttavia, un genitore accorgersi degli atteggiamenti a rischio di un figlio? Com’è un bullo? Quali sono gli indicatori che è importante imparare a cogliere?
Aggressività, mancanza di empatia ed un atteggiamento positivo verso la violenza sono le caratteristiche principali del bullo; inoltre ha un forte bisogno di potere e di dominio, per cui sembra godere nel controllare e nel sottomettere gli altri ed una rilevante mancanza di rispetto delle regole.
I bulli prendono in giro ripetutamente ed in modo pesante, rimproverano, intimidiscono, minacciano, ingiuriano, sbeffeggiano, mettono in ridicolo, comandano a bacchetta; spingono, prendono a pugni, prendono a calci, danneggiano le cose degli altri studenti.
Le ragazze solitamente usano la calunnia, la maldicenza e la manipolazione dei rapporti di amicizia nella classe, come per esempio privare una ragazza della sua migliore amica.
Il bullo è fisicamente forte e abile nelle attività di gioco, nello sport e nelle lotte; appare impulsivo e con una bassa tolleranza alla frustrazione, con difficoltà nel rispettare le regole e nel tollerare le contrarietà.
Nei confronti dell’adulto è oppositivo, insolente e aggressivo; spesso assume comportamenti antisociali tra cui il furto, il vandalismo e l’uso di alcool e frequenta compagnie a rischio.
L’atteggiamento nei confronti della scuola è negativo e si accompagna a scarso rendimento.
» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli
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Bulli non si nasce ma si diventa e questo deve far capire come sia molto importante il modello imitativo che i ragazzi hanno, in famiglia e nell’ambiente che frequentano. L’ambiente familiare rappresenta il primo nucleo di relazioni sociali che fornisce le basi della costruzione della personalità individuale. E’ importante come già specificato nell’articolo la collaborazione tra scuola e famiglia ma spesso quando si verificano fenomeni di bullismo il genitore tende a “coprire” o alleggerire l’entità del fenomeno perchè si trova coinvolto in una situazione che purtroppo lo interroga sulle dinamiche educative che lui stesso ha messo in atto.
Laura Alberico, August 27th, 2007