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08. May '07    postato in Home, Bullismo

Quando un eroe è in carne ed ossa

Professionisti, genitori, insegnanti, esperti, si sforzano di fornire contesti protetti e il più possibile adeguati, entro i quali accompagnare lo sviluppo di bambini, giovanissimi e ragazzi.

Alla base di questo approccio psico-pedagogico vi è il riconoscimento dell’importanza di un attaccamento sicuro, e di un valido modello di riferimento.

Quando si parla di attaccamento sicuro, viene riconosciuto il ruolo determinante della sensibilità della figura di accudimento primaria, intesa come la capacità di riconoscere i segnali del bimbo, di interpretarli in maniera accurata e di rispondere loro in maniera sollecita ed adeguata.

Nei primi mesi di vita, infatti, il bambino matura un complesso e ben equilibrato corredo di risposte istintuali la cui funzione è quella di assicurare sufficienti cure parentali per la sopravvivenza. A tal fine il corredo comprende le risposte che consentono al bimbo la più stretta vicinanza con un genitore e le risposte che richiamano l’attività parentale.

Le figure di accudimento primarie dei bimbi sicuri sono capaci di percepire le cose dal punto di vista del bambino e sembrano trattarlo come persona a sé, rispettando lo svolgersi delle sue attività e quindi evitandogli interruzioni.

La qualità dell’interazione viene poi tradotta in una serie di rappresentazioni mentali che costituiscono la matrice delle future interazioni e sono in linea di massima stabili; i modelli operativi interni.

Il riconoscimento da parte della figura di attaccamento primaria del proprio figlio come agente mentale e la sua propensione a usare termini che si riferiscono a stati mentali sembra essere fondamentale nello sviluppo della capacità del bambino di comprendere la mente dell’altro.

La figura di attaccamento primaria, il caregiver, è la base sicura dalla quale il bimbo muove i primi passi esplorativi ed interpretativi; è a partire dalla relazione significativa con l’adulto che si struttura lo sviluppo cognitivo, emotivo e morale del bambino.

L’adulto assume quindi il ruolo di modello primario, cioè di riferimento mediante il quale osservare, elaborare e valutare il contesto ambientale, nel duplice e complesso compito di cercare un equilibrio interno e di conoscere il mondo circostante.

A partire dalle primissime basi morali, basate ancora sul timore della punizione,  il bimbo si forma una primitiva idea di bene e male, di giusto e sbagliato, introiettando i no ed arrivando, dopo l’adolescenza, ad acquisire una moralità autonoma, un proprio corredo di valori e credenze.

In quella prima fase critica di acquisizione delle norme morali, il bambino contestualmente all’acquisizione delle regole, di ciò che è bene e di ciò che è male, si forma un immaginario popolato da eroi e da anti-eroi.

L’immaginario, il gioco simbolico, si popolano di supereroi, di vicende legate alla manipolazione del concetto di bene e del suo opposto concetto di male, manipolando attraverso il gioco, le prime rudimentali regole morali.

Questi supereroi prendono spesso spunto degli eroi in carne ed ossa; sono infatti poliziotti che combattono ladri, sceriffi che inseguono banditi, ma anche maestre che ammoniscono alunni, mamme che educano bambini…

Avvicinare questi eroi ai bambini, lasciando che reale ed immaginario si incontrino potrebbe avere un ruolo importante, nel futuro ed autonomo posizionamento tra bene e male. Potremmo cioè incoraggiare i bambini, in età adolescenziale, a scegliere il bene, a scegliere di assomigliare all’eroe.

Mi è molto piaciuta a tal proposito una recente iniziativa promossa dal Comune di San Donato M.se, tutta dedicata ai bambini, che ha previsto anche uno spazio di incontro tra bambini e carabinieri, con la possibilità di salire sull’auto di servizio, di accendere la sirena e giocare il ruolo del carabiniere, in un clima di avvicinamento tra famiglie e forze dell’ordine, tra eroe immaginario e reale.

Non è infatti scontato che si scelga il ruolo dell’eroe, ma anzi, come dimostrano i fatti di cronaca, spesso viene scelta la strada dell’anti-eroe, della non moralità, della violenza. Il leader non è sempre un leader positivo; basta pensare al bullismo, per comprendere come si possa trarre vantaggio anche dall’interpretare il ruolo di leader negativo; basta andare allo stadio, ascoltare le invettive contro le forze dell’ordine, per comprendere come sia in decadenza, non solo nell’immaginario, il ruolo ed il prestigio dell’eroe positivo.

Avvicinare e rinforzare, nel racconto, nel gioco, nella quotidianità, il ruolo dell’eroe positivo, potrebbe costituire un importante fattore di protezione. Diversi sono gli studi che dimostrano il ruolo cruciale del modello nelle scelte future. Se esposti ad un modello aggressivo e negativo, le condotte future saranno in linea con quelle proposte dal modello. Proponiamo,allora, modelli positivi, reali e possibili. Giochiamo con i nostri figli ad interpretare il ruolo del pompiere, del poliziotto, del carabiniere, del medico….

 

» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli
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