sos

Psicologia

e dintorni

30. Mar '07    postato in Home, Bullismo, Fatti di cronaca

4mila telefonate al numero anti-bullismo del Ministero

Tratto dal Corriere

4mila telefonate al numero anti-bullismo
L’iniziativa del ministero: a denunciare gli episodi sono innanzitutto genitori, poi insegnanti e infine gli studenti
ROMA - Nel corso delle prime sei settimane dalla sua istituzione, sono arrivate al numero verde anti bullismo 4.437 telefonate, circa 120 al giorno. È il dato illustrato dal ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, che ha presentato un primo bilancio del numero verde istituito il 5 febbraio scorso dal Ministero per fronteggiare il fenomeno del bullismo nelle scuole.

LE TELEFONATE - Nel dettaglio, come ha spiegato la responsabile scientifica del progetto, Laura Volpini, la maggior parte delle telefonate ricevute provengono dai genitori o dai familiari (37,5%), seguiti dagli insegnanti (31,4%) e dagli studenti vittime di episodi di bullismo (23,2%).

GLI EPISODI DENUNCIATI - Il 69% delle chiamate denuncia episodi di prepotenza o violenza (compresa la messa in rete su Internet di immagini private o erotiche), mentre il 31% è di carattere informativo. Il fenomeno del bullismo sembra decrescere con l’aumentare dell’età: il numero maggiore di denunce viene dalle scuole secondarie di primo grado (35%), poi dalle primarie (25%), dai licei (19%), dagli istituti tecnici e professionali (15%) e infine dalla scuola dell’infanzia (5%). Le vittime, stando alle segnalazioni, sono i compagni percepiti come più vulnerabili per caratteristiche psicologiche (come la timidezza) o psicofisiche. Oppure per motivi etnici e sociali (se vestono abiti non firmati, o si inseriscono in gruppi già precostituiti).

……

Questi dati sono in linea con quelli forniti dalla letteratura internazionale.

La forma più diffusa a tutte le età è risultata quella diretta, verbale (offese, minacce), caratteristica di entrambi i sessi; il bullismo fisico (botte e furti) cala all’aumentare dell’età ed è prevalentemente denunciato dai maschi.

Le prepotenze indirette (dicerie, calunnie) sono i tipi di bullismo più subiti dalle femmine, assieme a quello verbale.

La forma di bullismo considerata meno grave è quella verbale, che costituisce oltre il 50% degli episodi di prepotenza denunciati dai bambini (Menesini e Fonzi, 1997).

Da un punto di vista qualitativo, emerge il peso della dimensione ecologica sul manifestarsi del comportamento studiato.

Fondamentali sono fattori come il genere, le caratteristiche di personalità, le relazioni familiari, la dinamica di classe; risultano meno rilevanti l’ampiezza della scuola e le condizioni socioeconomiche della famiglia.

Ciò che soprattutto colpisce è la variabilità del fattore di genere, mettendo in crisi l’immagine tradizionale della donna, disposta e abituata a ricevere prepotenze più che a farle.

Durante il percorso evolutivo, alcune esperienze e circostanze di vita possano agire come fattore di rischio, altre come fattore di protezione; i fattori di rischio aumentano le probabilità di esiti negativi, mentre i fattori di protezione le riducono e rendono il bambino meno vulnerabile alle fonti di stress.

Costituiscono fattore di rischio la qualità delle relazioni familiari, il temperamento, l’appartenenza ad una etnia, le difficoltà di comportamento particolari (come la dislessia, la goffaggine e le balbuzie), le caratteristiche esterne (ad esempio l’obesità ) e la forza fisica. Bambini poco accettati dai coetanei o con disturbi del comportamento presentano maggiori probabilità degli altri di sviluppare difficoltà future nella vita e possono per questo essere considerati gruppo a rischio
L’abbandono scolastico, la delinquenza giovanile, i disturbi psicologici, sono risultati alcuni degli esiti più frequentemente associati ai disturbi relazionali con i coetanei in età scolare.

Tra i fattori di protezione, vi sono le caratteristiche individuali della persona, quali le abilità cognitive e socio-cognitive, temperamentali e affettive; la qualità delle interazioni bambino-ambiente, che possiamo cogliere nella relazione di attaccamento verso l’adulto ed i pari; la qualità del contesto sociale amplificato quale si esprime nelle relazioni a scuola e nei rapporti scuola-famiglia.

La scuola è una delle agenzie che più possono collaborare alla prevenzione del disagio psichico e alla salute mentale, realizzando una funzione educativa che contribuisce alla prevenzione primaria; contribuisce inoltre alla prevenzione secondaria, in quanto può svolgere azioni vicarianti o correttive di carenze ed errori pedagogici familiari (Bonansea, 1986).

Progettando un ambiente scolastico di collegamento e fiducia, si costruirà il collegamento tra coloro che percepiscono il disagio, la famiglia, e coloro che hanno gli strumenti per prevenirla, scuola e operatori sociali.

» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli
-------------------------------------------------------------------------------------------

Articoli Correlati

Tratto da RepubblicaDopo il piano del ministro della Pubblica Istruzione [...]Un numero verde per segnalare i casi di bullismo nelle [...]Aperta l'iniziativa a cui potranno partecipare gli alunni di qualsiasi [...]