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22. Mar '07    postato in Home

Adolescenti e genitori: compiti di sviluppo a confronto

Il "mestiere del genitore" è probabilmente il più complesso a cui un individuo sia chiamato; ogni fase di crescita del proprio figlio richiede infatti un cambiamento anche nel genitore, chiamato ad attualizzarsi, ad allinearsi alle nuove richieste. Le difficoltà aumentano quando un figlio attraversa il periodo dell’adolescenza, in cui si assiste spesso ad una crisi di sviluppo ed al crescente bisogno di costruire ed affermare una propria identità autonoma.
L’adolescente ed il genitore posso trovarsi in una condizione di profondo disagio, definibile come l’incapacità di fronteggiare positivamente  il compito di sviluppo a cui un soggetto è chiamato. E come si manifesta ? Spesso appare come difficoltà nei rapporti personali di un ragazzo con gli adulti di riferimento e con il contesto sociale in cui è inserito; è un ragazzo cioè pronto a confliggere.
Tra i compiti di sviluppo a cui un adolescente è chiamato vi è certamente la necessità di instaurare relazioni nuove e più mature con i coetanei di entrambi i sessi e di acquisire un ruolo sociale maschile o femminile. Inoltre è tempo di accettare il proprio corpo ed usarlo in modo efficace, di conseguire indipendenza emotiva da genitori e dagli altri adulti di riferimento.
Il mondo adulto è alle porte ed allora diventano pressanti altri compiti di sviluppo quali l’indipendenza economica, la costruzione di una professione, il matrimonio, e sempre più diventa importante sviluppare competenze etiche, civiche, sociali, intellettuali.
Da un lato l’adolescente è chiamato allora all’autonomia, alla ricerca di un’identità autonoma e svincolata dal sistema di valori e credenze famigliari, ma dall’altro è ancora profondamente legato e dipendente dalle stesse figure genitoriali, apparendo quindi profondamente ambivalente e spesso incastrato tra posizioni in conflitto, tra emancipazione e omologazione. Il genitore allora è chimato ad essere "flessibile", ad un ascolto non giudicante, ad una mutata gestione delle regole, che da impartite diventano sempre più condivise. E l’adolescente? Per fronteggiare questi diversi compiti e reagire agli eventi stressanti che nascono dalla relazione individuo-ambiente, l’individuo attiva particolari strategie dette di COPING (“fronteggiamento”).
Tali strategie possono essere emotive, cognitive e comportamentali. Il COPING è definibile come la capacità di affrontare situazioni ritenute difficili attraverso modalità diverse.
Il coping emozionale può manifestarsi come negazione o minimizzazione del problema, oppure come espressione della rabbia verso qualcuno, oppure ancora come rifugio nella fantasia. Molti infatti descrivono l’adolescenza come periodo in cui i ragazzi stanno sempre con la testa fra le nuvole, in cui sono spesso arrabbiati…Sono ragazzi che tentano di gestire questa fase di crescita, di contenere l’ambivalenza che percepiscono.
Vi sono poi modalità di coping più strategiche, come l’analizzare le situazioni per trovarne una soluzione, come la ricerca di informazioni, come la richiesta d’aiuto ai supporti sociali esterni di cui ciascun adolescente dispone, sino all’organizzazione di risposte consapevoli.
Ogni adolescente si differenzierà allora per il tipo di strategia utilizzata, e ciò dipenderà profondamente dalla caratteristiche personali, dalle precedenti esperienze di successi e di insuccessi, dai feedback positivi e negativi ricevuti, dal sostegno sociale disponibile.
Vari fattori influiscono sulla scelta dell’una o dell’altra modalità di coping, come ad es. ritenere che ci sia una possibilità di soluzione, considerarsi in grado di far fronte alla situazione, avere fiducia nelle proprie capacità, ecc.
Ovviamente si possono distinguere delle forme meno adattive quali abbandono e disperazione,fuga,reazioni centrate sull’emozione ed alcune più adattive quali
la scelta di strategie di azione mediate da altri e la scelta di strategie di azione finalizzate al risultato.
Compito di un genitore diventa allora quello di supportare il proprio figlio verso scelte adattive, mediante un’ascolto sincero e non giudicante, teso alla valorizzazione delle risorse personali del ragazzo e nel favorire la formazione di un giovane che da adulto troverà in se stesso la forza per affrontare la vita, per essere se stesso, per non cercare fuori di sé, nella droga e nel rifiuto della vita, la risoluzione dei propri problemi.

 

 

» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli
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