sos

Psicologia

e dintorni

21. May '06    postato in Home, Bullismo

Misure drastiche nelle scuole oggetto di violenza e di bullismo - il metal detector

Le scuole sono sempre più in difficoltà nella gestione della violenza in continuo aumento tra i giovani.
La realtà delle scuole medie e superiori è allarmante; gli insegnanti hanno ormai paura dei loro srudenti, i ragazzi vivono il timore di essere aggrediti, i genitori affidano con sempre più sfiducia i figli alle istituzioni.
Già numerosi stati, come gli Stati Uniti, l’Inghilterra ed il Giappone, hanno previsto misure drastiche di controllo e repressione delle condotte aggressive e della violenza, attraverso l’utilizzo di metal detector in grado di rilevare la presenza di armi da taglio e da fuoco ed attraverso la presenza all’interno degli istituti della polizia.
Tutto questo dopo i numerosi fatti di cronaca che hanno riempito i giornali di minori uccisi o feriti dagli stessi compagni.
Una logica quindi repressiva di gestione del fonomeno, che spesso invece di debellare il problema lo amplifica; è [… continua]

» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli

19. May '06    postato in Home, Bullismo

Emozioni e regolazione emotiva

Le emozioni, definite come delle reazioni affettive che insorgono all’improvviso in risposta a degli stimoli ambientali che ci colpiscono, si differenziano dai sentimenti che non dipendono da uno stimolo esterno ma dai nostri interessi, valori, dalle influenze culturali, ed inoltre perdurano nel tempo.
Le emozioni, divise in semplici  e complesse , ci permettono di valutare nell’immediato uno stimolo, consentendoci di stabilire se sia utile o dannoso, se noi siamo in grado di affrontarlo o meno.
L’insorgenza delle emozioni provoca una serie di reazioni a livello somatico, vegetativo e psichico; inoltre a livello psicologico un grande carico emotivo riduce la capacità di autocontrollo, di ragionamento logico e critico.
Numerosi studi pongono in evidenza l’importanza della comunicazione emotiva, a livello verbale e corporeo. 

Alcune scoperte suggeriscono infatti come i ragazzi che presentano difficoltà nella regolazione delle emozioni negative, tenderanno ad essere isolati dai pari [… continua]

» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli

17. May '06    postato in Home, Bullismo

Diversi ruoli nel gruppo dei coetanei - Bullismo

Secondo la teoria dell’apprendimento sociale di Bandura (1977), nel contesto di gruppo si attivano diversi meccanismi di modellamento del comportamento: il bullo suscita spesso ammirazione e identificazione e altri ragazzi sono sollecitati ad agire secondo questo modello; a sua volta il bullo viene rinforzato dal sostegno attivo o passivo di spettatori e aiutanti e la situazione di gruppo innesca un meccanismo di deresponsabilizzazione personale che porta molti bambini a non intervenire a sostegno della vittima.
I ricercatori finlandesi Lagerspetz, Bjorkqvist, Berts e King (1982) si riferiscono a due elementi importanti del bullismo che possono distinguere questo comportamento dall’aggressività individuale: il suo carattere collettivo e il fatto di essere basato sulle relazioni sociali di dominanza e subordinazione.
Questi stessi autori hanno proposto un nuovo approccio per la lettura dei fenomeni di bullismo all’interno del gruppo-classe, mediante un questionario definito “ruoli dei partecipanti”.   
[… continua]

» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli

15. May '06    postato in Home, Bullismo

Agenzie educative e bullismo - ruolo della scuola


Ruolo delle agenzie educative

Bullismo e vittimizzazione non sono fenomeni collegati soltanto a specifiche caratteristiche individuali, ma rappresentano anche un sistema di relazioni che amplificano determinate propensioni personali.
In questo campo un ruolo sostanziale viene dunque giocato da insegnanti e genitori, al fine di promuovere armoniose relazioni sociali nei gruppi dentro la scuola.
Famiglia e scuola ricoprono quindi il ruolo centrale di agenzie di socializzazione e perciò anche di mediazione fra bisogni, problemi, risorse e rischi in età evolutiva.


Ruolo della scuola

I docenti non sono quasi mai presi come interlocutori attivi con cui confrontarsi e dialogare: spesso non sanno, non si accorgono e, anche quando sono a conoscenza della situazione, talvolta non intervengono per impedirla.
Questo atteggiamento può far insorgere nella vittima la percezione di essere coinvolta in qualcosa di cui "forse è meglio non parlare", in un problema personale. E così, spesso, [… continua]

» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli

13. May '06    postato in Home, Bullismo

Bullismo - Manifestazioni più comuni e ruolo della scuola



Manifestazioni più comuni per genere ed età

La forma più diffusa a tutte le età è risultata quella diretta, verbale (offese, minacce), caratteristica di entrambi i sessi; il bullismo fisico (botte e furti) cala all’aumentare dell’età ed è prevalentemente denunciato dai maschi.
Le prepotenze indirette (dicerie, calunnie) sono i tipi di bullismo più subiti dalle femmine, assieme a quello verbale.
La forma di bullismo considerata meno grave è quella verbale, che costituisce oltre il 50% degli episodi di prepotenza denunciati dai bambini (Menesini e Fonzi, 1997).
Da un punto di vista qualitativo, emerge il peso della dimensione ecologica sul manifestarsi del comportamento studiato.
Fondamentali sono fattori come il genere, le caratteristiche di personalità, le relazioni familiari, la dinamica di classe; risultano meno rilevanti l’ampiezza della scuola e le condizioni socioeconomiche della famiglia.
Ciò che soprattutto colpisce è la variabilità del fattore di genere, [… continua]

» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli

10. May '06    postato in Home, Bullismo

Bullismo - Ruolo dell’empatia

Ruolo dell’empatia

Nella teorizzazione di Hoffman l’empatia viene definita come un processo di attivazione emotiva appropriato e consonante con quello di un’altra persona.
Un processo come quello empatico, in cui l’adozione della prospettiva cognitiva ed emotiva altrui è essenziale per comprendere i diversi aspetti di uno stesso problema o di una medesima situazione, può interrompere le sequenze conflittuali e favorire un clima psicologico di maggiore disponibilità umana.

Infatti, i soggetti che presentano manifestazioni comportamentali antisociali mancano della capacità di mettersi nei panni degli altri e di utilizzare le informazioni che provengono da questi ultimi, manifestando l’incapacità di servirsi di una “grammatica affettiva” che non hanno mai appreso in famiglia.
Il bullo insomma sembra non comprendere il disagio della vittima, incapace di immedesimarsi in lei.

Ruolo dell’educazione

Stimolazioni sociali ed educative mirate possono incrementare significativamente la capacità di condividere i sentimenti e le emozioni altrui, anche quando questi [… continua]

» Postato da dott.ssa Nicoletta Iurilli